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Prepararsi al 2026: il 2025 ha premiato con calma e diversificazione

Data pubblicazione: 14 gennaio 2026

Autore:

Wealthype.ai per Fineco Bank
Rappresentazione visiva dell'articolo: Prepararsi al 2026: il 2025 ha premiato con calma e diversificazione
  1. Il 2025 si è concluso in positivo, anche se non sono mancati i momenti difficili
  2. I mercati hanno superato in fretta le incognite, concentrandosi sui segnali incoraggianti di fondo
  3. Nel 2026 potremmo assistere a nuovi scossoni sui listini, ma è importante mantenere la calma


S&P 500, 151 ANNI DI RENDIMENTI

Il 2025 si è chiuso in positivo, nonostante le turbolenze

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Fonte: Visual Capitalist, Trading View, Investing.com


Il 2025 è stato un altro anno decisamente positivo per i mercati azionari globali. Gli indici hanno segnato rialzi consistenti, sostenuti da un’economia resiliente e da aziende nel complesso in buona salute, come dimostra anche la crescita costante dei dividendi distribuiti agli azionisti (il grafico qui sotto mostra i dividendi distribuiti dalle 1.600 maggiori società al mondo per capitalizzazione di mercato).


CRESCONO I DIVIDENDI DISTRIBUITI A LIVELLO GLOBALE

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Fonte: Dividend Watch - Capital Group Global Equity Study 2025


Eppure, se proviamo a ripercorrere con la mente gli ultimi 12 mesi, non si può certo dire che agli investitori sia mancato il brivido.


Breve riassunto del 2025: un anno in cui non sono mancati i brividi


Il primo scossone si è verificato a gennaio dello scorso anno, quando DeepSeek, una start-up cinese fino ad allora semisconosciuta, ha annunciato il lancio di un sistema di Intelligenza Artificiale a basso costo in grado di dare del filo da torcere ai colossi USA. Un annuncio che ha scatenato l’allerta sui mercati, poiché ha messo in dubbio le fondamenta stesse del boom dell’IA. In definitiva, però, la minaccia sembra essere rimasta fine a sé stessa. E l’indice Nasdaq è tornato ben presto a correre, chiudendo il 2025 con un rialzo del 21% circa (+40% la sola Nvidia, un po’ la stella polare di tutto il settore).


Risale invece a circa nove mesi fa il famigerato “Liberation Day” del 2 aprile, giorno in cui il presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump ha cercato di riscrivere le regole del commercio globale introducendo i cosiddetti “dazi reciproci”: una mossa che ha innescato la correzione più severa del 2025, con S&P 500 che ha perso oltre il 10% in due giorni.


Anche se il capitolo dazi è tutt’altro che chiuso, sappiamo come si è evoluta la vicenda nelle settimane e nei mesi seguenti: Trump ha sospeso l’entrata in vigore delle barriere annunciate, ha trovato accordi con diversi Paesi e ha utilizzato le tariffe più che altro come arma negoziale. I mercati lo hanno capito in fretta e sono tornati a salire, coniando addirittura l’acronimo TACO (“Trump Always Chickens Out”) per descrivere l’inusuale strategia del presidente USA.


A prevalere sui mercati è stato un (giustificato) ottimismo di fondo


Aggiungiamo a tutto questo le tensioni geopolitiche, che tradizionalmente non sono un reale “market mover”, ma che possono provocare una certa turbolenza nel breve periodo: dal conflitto russo-ucraino ancora in corso al Medio Oriente, fino agli attacchi in Iran da parte degli USA (e senza dimenticare il blitz in Venezuela, che però risale già ai primissimi giorni del 2026). Insomma, di possibili spunti per lasciarsi andare al “panic selling” ce ne sono stati (e tuttora non ne mancano di certo).


Ma, alla fine, a prevalere sui mercati è stato un certo ottimismo di fondo. Un ottimismo sostenuto dalla complessiva tenuta dell’economia globale, da politiche monetarie e fiscali accomodanti (nei fatti e/o nelle intenzioni) sia negli USA sia in Europa e dall’entusiasmo per gli sviluppi legati all’IA. L’indice statunitense S&P 500 ha archiviato l’anno con un rialzo del +16,4%, sui 6.800 punti, mentre l’MSCI ACWI Index ha chiuso con un +22,8%. Meglio ancora ha fatto l’area dei mercati emergenti (+34,36% l’indice MSCI Emerging Markets). Insomma, chi è riuscito a mantenere i nervi saldi, alla fine è stato premiato.


Investimenti: con quali (importanti) lezioni iniziare il nuovo anno


È proprio questo l’insegnamento che possiamo trarre dai mercati nel 2025: non è vero che sono sempre i “mari calmi” a portare i rendimenti più solidi. Nei primi mesi dell’anno che si è appena concluso, i mercati hanno dovuto fare i conti con una volatilità che ha scosso le convinzioni e messo alla prova l’appetito per il rischio. Eppure, a fine 2025, hanno registrato rendimenti positivi che solo in primavera sembravano difficili da immaginare.


Certo, le buone performance non hanno riguardato indistintamente tutti i settori e tutte le aree geografiche. Per esempio, l’azionario internazionale ha sovraperformato gli indici statunitensi, complice anche un dollaro USA più debole.


NEL 2025, AZIONARIO GLOBALE BATTE EQUITY USA

Indici Msci ACWI ex Usa e S&P 500 a confronto

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Fonte: elaborazione Wealthype su dati Investing.com, dati ribasati a 100


Nel complesso, un aspetto caratteristico dell’anno che ci siamo appena lasciati alle spalle è una sorta di “effetto contagio” dei rialzi, che non hanno riguardato solo gli Stati Uniti, come abbiamo appena visto, e che non si sono limitati solo alle stelle tech. Un “effetto contagio” positivo, dunque, che apre la strada a nuove opportunità, in un’ottica di sana e robusta diversificazione del portafoglio.


Quanto alle prospettive per il 2026, restano in campo le numerose incognite che ci hanno accompagnati negli ultimi mesi: mercato del lavoro negli Stati Uniti, inflazione, valutazioni elevate in alcune aree del mercato azionario (e torniamo al tech) ed evoluzione degli equilibri geopolitici, giusto per citarne alcune. In altre parole, gli interrogativi saranno ancora una presenza costante.


Eppure, anche in questo quadro, non verranno meno le occasioni per investire, tra un taglio Fed e l’altro (a proposito: occhio al dopo-Powell, il cui mandato scade a maggio). A patto di mantenere Il giusto orizzonte temporale e un approccio adeguatamente diversificato, in termini geografici, settoriali e – perché no – anche temporali (con un ingresso graduale sui mercati). Per bilanciare con buon senso i possibili rischi che potrebbero manifestarsi cogliendo, al contempo, le relative opportunità.


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